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Mio figlio Manu Chao e la lezione del G8

10 junio, 2011
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Intervista allo scrittore Ramon, che stasera apre a Genova il Festival internazionale della poesia. “L’impegno di dieci anni fa è ancora attuale. Lo si vede nei tanti giovani nelle piazze”

“Dieci anni sono niente, nella storia dell’umanità. Per questo penso che quello che era lo slogan del G8 di Genova, “Un altro mondo è possibile”, sia valido ancora oggi, specialmente con la mobilitazione dei giovani nelle piazze, da Madrid a Barcellona e sicuramente anche a Parigi, tra breve. E sono stato molto orgoglioso, davvero, di mio figlio Manu che non solo dieci anni fa era venuto qui per cantare, ma anche per testimoniare la sua opposizione alla globalizzazione e all’oppressione dei più deboli; ma anche per un gesto semplice come quello di andare a comprare i panini ai ragazzi che manifestavano…”.

Ramòn Chao, 76 anni, scrittore e giornalista spagnolo impegnato in politica, “firma” di Le Monde e padre del cantante Manu Chao, arriva a Genova: sarà lui, stasera, a dare il saluto al Festival Internazionale della Poesia, prima del concerto di Samba Diabaré Samb, considerato il più grande poeta e cantante senegalese tradizionale. Ma soprattutto, Ramòn Chao presenterà domani alle 18.30 a Ombre Rosse “Guida alla Parigi ribelle”, il libro (edito da Voland) scritto con l’amico e collega Ignacio Ramonet, direttore di Le Monde Diplomatique; una divertente guida storico-turistica alla Parigi che ha ospitato rivoluzioni e rivoltosi, “indigeni” o in fuga da qualche angolo del mondo.

Ramòn Chao, il suo libro parla di Parigi, seguendo il filo rosso della ribellione: e Genova, che ha una sua analoga tradizione storica di luogo libertario?
“Nel libro io e Ramonet, lui più teorico, io esclusivamente scrittore, parliamo anche di molti italiani che avevano trovato rifugio a Parigi, ma non abbiamo fatto un parallelismo con le città di origine. Io scrivo di Orsini, di Garibaldi, di tanti altri; ma anche di molti poeti. La ragione per cui sono qui è perché si parla di libertà, di poesia, e quindi un po’ anche di follia: tengo fede alla massima che per non diventare pazzi bisogna aver fatto qualche follia”.

Nelle prossime settimane si ricorderanno i dieci anni del G8 di Genova, di cui suo figlio Manu è stato un simbolo…
“Manu è straordinario, è una sua caratteristica quella di coinvolgersi, di appoggiare i movimenti di opinione e anche le rivoluzioni, ma senza lasciarsi coinvolgere, diventare portavoce di qualcuno, che ne so di Chavez o di Castro…. per quanto lo abbiano invitato tante volte. Sono fiero di quello che ha fatto a Genova”.

La parola d’ordine era “Un altro mondo è possibile”: dieci anni dopo, la ritiene ancora valida o si è ormai esaurita?
“Io dico che un altro mondo è possibile perché dieci anni, nella storia dell’umanità, non sono niente. Bisogna stare attenti a quanto sta accedendo in questi mesi: con le ribellioni di Madrid e Barcellona, e non solo, si vede che quella spinta c’è ancora. E’ solo curioso che non sia la sinistra a sollevare la gente, soprattutto i giovani, ma il fallimento del modello capitalistico, l’assenza di lavoro, lo sfruttamento di tutto. Per questo penso che davvero un altro mondo sia possibile”.

di DONATELLA ALFONSO . La Repubblica Genova. 10/07/2011

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